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	<title>Yoga e scienza | AnatomYoga</title>
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	<description>Scuola biennale e corso annuale metodo AnatomYoga® per diventare insegnante di yoga</description>
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	<title>Yoga e scienza | AnatomYoga</title>
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		<title>Mindfulness e yoga: come la consapevolezza trasforma il tuo cervello</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Apr 2025 13:45:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Yoga e scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il temine MINDFULNESS appare sempre più spesso in numerosi articoli, social network e testate di informazione. Forse ne hai sentito parlare, ma potresti non sapere che questo interesse è supportato da solide evidenze scientifiche. Ricerche recenti dimostrano che praticare la consapevolezza del momento presente letteralmente modifica il nostro cervello, e questo ha implicazioni significative per chiunque, specialmente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-250175" src="https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2025/04/Mindfulness-e-yoga.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2025/04/Mindfulness-e-yoga.jpg 1024w, https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2025/04/Mindfulness-e-yoga-980x654.jpg 980w, https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2025/04/Mindfulness-e-yoga-480x320.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></p>
<p class="s3">Il temine <span class="s2">MINDFULNESS</span> appare sempre più spesso in numerosi articoli, social network e testate di informazione. Forse ne hai sentito parlare, ma potresti non sapere che questo interesse è supportato da solide evidenze scientifiche. Ricerche recenti dimostrano che praticare la consapevolezza del momento presente letteralmente modifica il nostro cervello, e questo ha implicazioni significative per chiunque, specialmente per coloro che praticano yoga.</p>
<h3 class="s3"><span class="s2">La scienza dietro la mindfulness: più di una semplice tendenza</span><span class="s2"><br />
</span></h3>
<div class="s5"><span class="s4">• </span>Spesso associata a momenti di calma e meditazione, la mindfulness è molto più di una moda passeggera. Come evidenziato da alcune esperte nel campo della psicologia e delle neuroscienze, la ricerca scientifica fornisce prove concrete dei cambiamenti cerebrali indotti dalla pratica della mindfulness. Britta K. Hölzel conduce ricerche con risonanza magnetica per studiare i meccanismi neurali di questa pratica, mentre Sara W. Lazar si concentra sull&#8217;elucidare gli effetti benefici di yoga e meditazione sul cervello, sia in contesti clinici che in individui sani. I loro studi, e molti altri, confermano che la mindfulness ha un impatto tangibile sulla nostra struttura cerebrale.</div>
<h3 class="s3"><span class="s2">Cambiamenti reali nel cervello grazie alla mindfulness</span><span class="s2"><br />
</span></h3>
<div class="s6"><span class="s4">• </span>La fonte sottolinea che la pratica della mindfulness cambia il cervello. Anche se l&#8217;articolo non specifica nel dettaglio quali aree o meccanismi cerebrali vengano modificati, afferma con chiarezza che esistono forti evidenze di questi cambiamenti. Questo è un punto cruciale per chi pratica yoga, poiché molte delle sensazioni e dei benefici percepiti durante e dopo la pratica possono essere collegati a queste modificazioni neurali. La capacità di essere presenti, di osservare i propri pensieri e sensazioni senza giudizio, un elemento chiave della mindfulness, è strettamente legata alla pratica yoga.</div>
<h3 class="s3"><span class="s2">Mindfulness e yoga: un&#8217;unione potente per il benessere</span><span class="s2"><br />
</span></h3>
<div class="s6"><span class="s4">• </span>Per noi praticanti di yoga, sapere che la mindfulness ha un fondamento scientifico che ne attesta gli effetti sul cervello rafforza la nostra comprensione dei benefici della nostra disciplina. Integrare la mindfulness nella pratica yoga può intensificare la consapevolezza del corpo, del respiro e dei pensieri durante gli asana e la meditazione. Questa attenzione consapevole non solo arricchisce la nostra esperienza sul tappetino, ma si estende anche alla vita di tutti i giorni, aiutandoci a gestire lo stress e a vivere con maggiore equilibrio.</div>
<h3 class="s3"><span class="s2">In conclusione: coltivare la consapevolezza per trasformare la mente</span><span class="s2"><br />
</span></h3>
<div class="s6"><span class="s4">• </span>La ricerca scientifica ci mostra che la mindfulness non è solo un concetto astratto, ma una pratica concreta che può portare a cambiamenti reali nel nostro cervello.</div>
<p class="s3">Come praticanti di yoga, abbiamo l&#8217;opportunità unica di integrare questa consapevolezza nella nostra routine, sfruttando il potere combinato del movimento, del respiro e dell&#8217;attenzione mentale per promuovere un benessere profondo e duraturo. Abbracciare la mindfulness significa intraprendere un viaggio di scoperta interiore che ha il potenziale di trasformare non solo la nostra pratica yoga, ma anche la nostra vita.</p>
<p class="s8">Fonte: <a href="https://hbr.org/2015/01/mindfulness-can-literally-change-your-brain?utm_source=Socialflow&amp;utm_medium=Tweet&amp;utm_campaign=Socialflow" target="_blank" rel="noopener"><span class="s9">Mindfulness can literally change your brain</span></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Yoga e PTSD: una revisione scientifica rivela metodi e risultati promettenti.</title>
		<link>https://anatomyoga.it/yoga-e-ptsd-una-revisione-scientifica-rivela-metodi-e-risultati-promettenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Apr 2025 18:17:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Yoga e scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un recente studio ha esaminato l&#8217;efficacia dello yoga per il disturbo da stress post-traumatico (PTSD) e la depressione attraverso una revisione sistematica e meta-analisi di studi randomizzati controllati (RCT). La ricerca ha incluso l&#8217;analisi di 20 RCT condotti su partecipanti adulti con diagnosi di PTSD confermata tramite strumenti validati. Metodologia Lo studio ha aggregato i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-250125" src="https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2025/04/Yoga-e-PTSD-una-revisione-scientifica-rivela-metodi-e-risultati-promettenti.jpg" alt="" width="1100" height="547" srcset="https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2025/04/Yoga-e-PTSD-una-revisione-scientifica-rivela-metodi-e-risultati-promettenti.jpg 1100w, https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2025/04/Yoga-e-PTSD-una-revisione-scientifica-rivela-metodi-e-risultati-promettenti-980x487.jpg 980w, https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2025/04/Yoga-e-PTSD-una-revisione-scientifica-rivela-metodi-e-risultati-promettenti-480x239.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1100px, 100vw" /></p>
<p>Un recente studio ha esaminato l&#8217;efficacia dello yoga per il disturbo da stress post-traumatico (PTSD) e la depressione attraverso una revisione sistematica e meta-analisi di studi randomizzati controllati (RCT).</p>
<p>La ricerca ha incluso l&#8217;analisi di 20 RCT condotti su partecipanti adulti con diagnosi di PTSD confermata tramite strumenti validati.</p>
<h3>Metodologia</h3>
<p>Lo studio ha aggregato i risultati di RCT per fornire una valutazione complessiva dell&#8217;efficacia confrontando le variazioni nei sintomi di PTSD e depressione tra i gruppi che hanno ricevuto interventi di yoga e i gruppi di controllo.</p>
<p>È stata inoltre esaminata la variabilità dell&#8217;efficacia in base al tipo di yoga utilizzato.</p>
<h3>Risultati Principali</h3>
<p>La meta-analisi ha evidenziato un miglioramento significativo dei sintomi di PTSD auto-riferiti immediatamente dopo l&#8217;intervento di yoga, e una riduzione significativa e mantenuta dei sintomi depressivi, sia immediatamente post-intervento che al follow-up secondario.</p>
<p>La continuità di seguire il programma durante il trial è risultata maggiore tra i gruppi yoga e di controllo, rispetto ai gruppi che seguivano una terapia cognitivo comportamentale.</p>
<p>In sintesi, questa meta-analisi indica che lo yoga può rappresentare un intervento complementare efficace per ridurre i sintomi depressivi e, in misura auto-percepita, i sintomi di PTSD in individui con tale disturbo.</p>
<h3>Il mio pensiero</h3>
<p>Questa grande “inchiesta” scientifica ci dice che lo yoga può davvero essere un valido aiuto per chi lotta con il PTSD e la depressione. Sembra che possa portare una ventata di sollievo, soprattutto per le negatività che questi due disturbi fanno emergere. Anche se i ricercatori sottolineano che c&#8217;è ancora bisogno di studi più approfonditi, questi risultati sono un segnale di speranza per chi cerca approcci complementari per ritrovare il benessere interiore attraverso la saggezza del corpo e della mente che lo yoga ci insegna.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Quando l’ascolto va oltre</title>
		<link>https://anatomyoga.it/quando-lascolto-va-oltre-2/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Mar 2025 11:16:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Yoga e scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando l’ascolto va oltre. In molte culture antiche di tipo sciamanico si credeva che conoscere il suono o il nome segreto di un essere desse potere magico su di lui, una concezione attestata in vari miti più che da evidenze preistoriche. La civiltà greca sviluppò un uso avanzato della musica a scopo di salute: filosofi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b>Quando l’ascolto va oltre.</b></p>
<p>In molte <b>culture antiche di tipo sciamanico</b> si credeva che conoscere il suono o il nome segreto di un essere desse potere magico su di lui, una concezione attestata in vari miti più che da evidenze preistoriche.<br />
<b>La civiltà greca</b> sviluppò un uso avanzato della musica a scopo di salute: <b>filosofi e medici riconoscevano ai suoni un potere benefico</b>, impiegandoli sia per mantenere l’equilibrio dell’anima sia per lenire alcuni disturbi fisici e mentali<span style="font-family: Arial, serif;">​</span>.<br />
<b>Aristotele</b> riconosceva il <b>potere terapeutico della musica</b> sull’animo: secondo lui melodie e ritmi adatti possono placare le passioni sfrenate e ricondurre le emozioni a uno stato di equilibrio tramite un effetto catartico benefico<span style="font-family: Arial, serif;">​.<br />
</span><b>Platone</b> sosteneva che musica e danza erano doni divini utili a <b>sanare gli affanni dell’anima</b>: secondo lui la musica non è fatta solo per piacere ai sensi, ma per ristabilire l’armonia interiore dell’uomo, placandone i tormenti emotivi e i moti disordinati del corpo imperfetto<span style="font-family: Arial, serif;">​</span><b>.<br />
</b>Il medico romano <b>Celio Aureliano</b> riferisce che nell’antichità <b>si usava lenire i dolori fisici cantando sulle parti sofferenti del corpo</b>, sfruttando le vibrazioni dell’aria (<i>influsso del suono</i>) per dare sollievo attraverso un piacevole brivido<span style="font-family: Arial, serif;">​.</span></p>
<p>Nello <b>Yoga</b>, esploriamo corpo, respiro e mente. L&#8217;eufonia, o ascolto del sé ci offre un&#8217;ulteriore via di conoscenza attraverso il suono.<br />
Questo <span style="color: #467886;"><u><a href="https://www.scienzaeconoscenza.it/blog/consapevolezza-spiritualita/l-eufonia-ovvero-l-ascolto-di-se" target="_blank" rel="noopener">articolo</a></u></span> spiega come il suono emesso dalla nostra voce possa evocare qualcosa di più grande, che va ben oltre la semplice funzione del parlato.</p>
<p><b>La voce rivela il Sé: Il timbro esprime il nostro stato psicologico.</b></p>
<ul>
<li>Inflessioni, tono, chiarezza e armonici riflettono la nostra interiorità e il nostro rapporto con il mondo.</li>
</ul>
<p><b>Ascolto attivo: Gli organi di fonazione e audizione sono interconnessi.</b></p>
<ul>
<li>Un&#8217;educazione all&#8217;ascolto attivo, spesso trascurata, è cruciale per la nostra salute globale e per comprendere l&#8217;impatto di suoni e parole.</li>
</ul>
<p><b>Il suono crea forme: Le vibrazioni sonore generano forme visive.</b></p>
<ul>
<li>Un principio riconosciuto da antiche civiltà. Ogni suono, pensiero ed emozione crea forme, influenzando la realtà.</li>
</ul>
<p><b>Riscoprire l&#8217;ascolto profondo.</b></p>
<ul>
<li>Dobbiamo reimparare ad ascoltare, silenziando il rumore interiore per percepire la nostra vera essenza.</li>
</ul>
<p>Credo che <b>integrare la consapevolezza del suono</b> nella pratica yoga possa essere una buona opportunità per affinare l&#8217;ascolto di sé e del mondo circostante.</p>
<p>Fonte principale dell&#8217;articolo: <span style="color: #467886;"><u><a href="https://www.scienzaeconoscenza.it/blog/consapevolezza-spiritualita/l-eufonia-ovvero-l-ascolto-di-se" target="_blank" rel="noopener">&#8220;Che cos&#8217;è l&#8217;eufonia&#8221;</a></u></span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-249837" src="https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2025/03/quando-l-ascolto-va-oltre.jpg" alt="" width="1100" height="384" srcset="https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2025/03/quando-l-ascolto-va-oltre.jpg 1100w, https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2025/03/quando-l-ascolto-va-oltre-980x342.jpg 980w, https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2025/03/quando-l-ascolto-va-oltre-480x168.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1100px, 100vw" /></p>
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		<title>Yoga e pranayama: un aiuto naturale per la sindrome dell&#8217;intestino irritabile</title>
		<link>https://anatomyoga.it/yoga-e-pranayama-un-aiuto-naturale-per-la-sindrome-dellintestino-irritabile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gaetano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Mar 2025 10:10:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Yoga e scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Sindrome dell&#8217;Intestino Irritabile (IBS) è un disturbo comune che può causare notevole disagio. Molti cercano approcci complementari per gestire i sintomi, e lo yoga, con le sue asana e tecniche di respirazione (pranayama), sta emergendo come un valido alleato. Ma cosa dice la scienza a riguardo? Lo yoga riduce i sintomi e migliora la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://anatomyoga.it/yoga-e-pranayama-un-aiuto-naturale-per-la-sindrome-dellintestino-irritabile/">Yoga e pranayama: un aiuto naturale per la sindrome dell&#8217;intestino irritabile</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://anatomyoga.it">AnatomYoga</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-249821" src="https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2025/03/Yoga-e-pranayama-un-aiuto-naturale-per-la-sindrome-dell-intestino-irritabile.jpg" alt="" width="1100" height="609" srcset="https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2025/03/Yoga-e-pranayama-un-aiuto-naturale-per-la-sindrome-dell-intestino-irritabile.jpg 1100w, https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2025/03/Yoga-e-pranayama-un-aiuto-naturale-per-la-sindrome-dell-intestino-irritabile-980x543.jpg 980w, https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2025/03/Yoga-e-pranayama-un-aiuto-naturale-per-la-sindrome-dell-intestino-irritabile-480x266.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1100px, 100vw" /></p>
<p>La Sindrome dell&#8217;Intestino Irritabile (IBS) è un disturbo comune che può causare notevole disagio. Molti cercano approcci complementari per gestire i sintomi, e lo yoga, con le sue asana e tecniche di respirazione (pranayama), sta emergendo come un valido alleato.</p>
<p>Ma cosa dice la scienza a riguardo?</p>
<p><strong>Lo yoga riduce i sintomi e migliora la qualità della vita</strong></p>
<ul>
<li aria-level="1">Diversi studi scientifici hanno esaminato l&#8217;impatto dello yoga sull&#8217;IBS, e i risultati sono promettenti. Una <a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39285826/" target="_blank" rel="noopener">revisione di studi</a> ha evidenziato come <strong>lo yoga possa effettivamente ridurre la gravità dei sintomi dell&#8217;IBS</strong>, migliorare l&#8217;umore e aumentare la qualità della vita di chi ne soffre. Un&#8217;altra analisi si è concentrata specificamente sugli effetti dello yoga sui sintomi intestinali, il dolore e l&#8217;ansia, riscontrando miglioramenti significativi rispetto ai trattamenti convenzionali.</li>
</ul>
<p><strong>Il pranayama: un focus sul respiro per il benessere intestinale</strong></p>
<ul>
<li aria-level="1"><strong>Il pranayama, e l&#8217;insieme delle tecniche di respirazione yogica</strong>, giocano un ruolo importante. Uno <a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/15077462/" target="_blank" rel="noopener">studio</a> ha confrontato un trattamento yogico che includeva <strong>asana e il pranayama Surya Nadi</strong> con il trattamento farmacologico per l&#8217;IBS con prevalenza di diarrea. Entrambi i gruppi hanno mostrato miglioramenti, ma il gruppo che praticava yoga ha evidenziato un aumento della reattività del sistema nervoso parasimpatico, associato al rilassamento.</li>
<li aria-level="1">Anche esercizi specifici di <a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36408402/" target="_blank" rel="noopener">respirazione lenta e profonda</a> hanno <strong>mostrato benefici, in particolare per chi soffre di IBS con stipsi</strong>. Uno studio ha rilevato che questa pratica può migliorare i sintomi, la consistenza delle feci, la frequenza dei movimenti intestinali e la sensibilità rettale, agendo potenzialmente attraverso il sistema nervoso autonomo.</li>
</ul>
<p><strong>Come agisce yoga e pranayama sull&#8217;IBS?</strong></p>
<p>I meccanismi attraverso cui yoga e pranayama possono aiutare l&#8217;IBS sono molteplici. La riduzione dello stress è un fattore chiave, poiché lo stress può esacerbare i sintomi dell&#8217;IBS.<strong> La pratica regolare può modulare l&#8217;asse intestino-cervello</strong>, un sistema di comunicazione bidirezionale fondamentale per la salute digestiva. Inoltre, alcune posture e tecniche di respirazione possono migliorare la motilità intestinale e ridurre la sensibilità viscerale attraverso lo stimolo del nervo vago.</p>
<p><strong>Conclusioni e prospettive</strong></p>
<p><strong>La ricerca scientifica suggerisce che lo yoga e il pranayama</strong> possono essere strumenti preziosi per la gestione dell&#8217;IBS, offrendo un approccio olistico che agisce sia sul corpo che sulla mente. Sebbene siano necessarie ulteriori ricerche per standardizzare gli approcci e comprendere appieno i meccanismi, le evidenze attuali supportano l&#8217;integrazione di queste pratiche nel <strong>piano di benessere per chi soffre di IBS</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>La frequenza della pratica yoga predice la tua salute: cosa rivelano gli studi</title>
		<link>https://anatomyoga.it/la-frequenza-della-pratica-yoga-predice-la-tua-salute-cosa-rivelano-gli-studi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nico]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Mar 2025 07:28:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Yoga e scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una ricerca nazionale ha esplorato il legame tra la pratica dello yoga e diversi aspetti della salute, come il benessere soggettivo, la dieta, l&#8217;indice di massa corporea (BMI), le abitudini legate al fumo e all&#8217;alcol, il sonno, la fatica, il supporto sociale e la mindfulness. Il risultato più significativo emerso è che la frequenza con [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://anatomyoga.it/la-frequenza-della-pratica-yoga-predice-la-tua-salute-cosa-rivelano-gli-studi/">La frequenza della pratica yoga predice la tua salute: cosa rivelano gli studi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://anatomyoga.it">AnatomYoga</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una <a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/22927885/" target="_blank" rel="noopener">ricerca nazionale</a> ha esplorato <b>il legame tra la pratica dello yoga e diversi aspetti della salute,</b> come il benessere soggettivo, la dieta, l&#8217;indice di massa corporea (BMI), le abitudini legate al fumo e all&#8217;alcol, il sonno, la fatica, il supporto sociale e la mindfulness.</p>
<p>Il risultato più significativo emerso è che la frequenza con cui si pratica yoga a casa è un indicatore più potente di benefici per la salute rispetto agli anni di pratica o alla frequenza delle lezioni frequentate.</p>
<ul>
<li>In particolare, una pratica domestica più frequente era positivamente associata a una maggiore “mindfulness”, a un migliore benessere soggettivo, a un sonno migliore e a una minore fatica.</li>
</ul>
<p>Inoltre, <b>lo studio ha evidenziato</b> che le diverse componenti dello yoga (come le varie categorie di posizioni fisiche, il lavoro sul respiro, la meditazione e lo studio della filosofia yoga) sembrano influenzare specifici risultati di salute.</p>
<ul>
<li>Ad esempio, la pratica di posizioni vigorose era collegata a un miglioramento del sonno, mentre la pratica di posizioni gentili era associata a migliori abitudini alimentari e a un minor consumo di alcol. Sorprendentemente, <b>la frequenza dello studio della filosofia yoga </b>è risultata essere un predittore frequente di salute, probabilmente perché correlata a una pratica yoga più intensa e completa.</li>
</ul>
<p>In conclusione, questa ricerca suggerisce che integrare regolarmente la pratica yoga nella propria vita quotidiana, soprattutto a casa, può portare a <b>significativi benefici per la salute.</b></p>
<p><b>Non è tanto importante da quanto tempo si pratica,</b> ma quanto spesso si dedica tempo alla pratica. Le diverse sfaccettature dello yoga offrono potenzialmente benefici unici, aprendo la strada a ulteriori studi per comprendere meglio come sfruttare al meglio questa antica disciplina per migliorare il nostro benessere.</p>
<p>A questo proposito, ho trovato in rete questa definizione, a mio parere molto significativa, di Manuela Borri Ariosto:</p>
<blockquote><p>“<i>Bisogna costantemente curare l’atteggiamento della propria presenza mentale durante tutta la pratica. La pratica acquista valore nel momento in cui si osserva la mente come si comporta proprio durante la stessa pratica. È questa l’asana della mente. In questo atteggiamento il corpo diventa solo uno strumento della mente.”</i></p></blockquote>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-249847" src="https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2025/03/La-frequenza-della-pratica-yoga-predice-la-tua-salute.jpg" alt="" width="1100" height="474" srcset="https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2025/03/La-frequenza-della-pratica-yoga-predice-la-tua-salute.jpg 1100w, https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2025/03/La-frequenza-della-pratica-yoga-predice-la-tua-salute-980x422.jpg 980w, https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2025/03/La-frequenza-della-pratica-yoga-predice-la-tua-salute-480x207.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1100px, 100vw" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://anatomyoga.it/la-frequenza-della-pratica-yoga-predice-la-tua-salute-cosa-rivelano-gli-studi/">La frequenza della pratica yoga predice la tua salute: cosa rivelano gli studi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://anatomyoga.it">AnatomYoga</a>.</p>
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		<title>Yoga e resilienza</title>
		<link>https://anatomyoga.it/yoga-e-resilienza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gaetano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2015 18:07:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Yoga e scienza]]></category>
		<category><![CDATA[hatha]]></category>
		<category><![CDATA[Hatha yoga]]></category>
		<category><![CDATA[Mal di schiena]]></category>
		<category><![CDATA[osteopatia]]></category>
		<category><![CDATA[Postura a Modena]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Yoga e resilienza hanno qualcosa in comune? Può esistere questa analogia? Praticare yoga crea resilienza? Prendendo spunto da questo articolo che affronta il tema yoga e resilienza, mi è venuta voglia di approfondire l’argomento: ma procediamo per gradi. Cosa si intende per resilienza? Il termine resilienza identifica una capacità innata di ri-crearsi dopo essere stati abbattuti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-249826" src="https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2015/11/yoga-e-resilienza.jpg" alt="" width="1100" height="449" srcset="https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2015/11/yoga-e-resilienza.jpg 1100w, https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2015/11/yoga-e-resilienza-980x400.jpg 980w, https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2015/11/yoga-e-resilienza-480x196.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1100px, 100vw" /></h3>
<blockquote>
<h5><strong>Yoga e resilienza hanno qualcosa in comune?</strong></h5>
<h5><strong>Può esistere questa analogia?</strong></h5>
<h5><strong>Praticare yoga crea resilienza?</strong></h5>
</blockquote>
<p>Prendendo spunto da questo <a href="http://www.yogamoo.com/yoga-and-resilience/" target="_blank" rel="noopener">articolo</a> che affronta il tema yoga e resilienza, mi è venuta voglia di approfondire l’argomento: ma procediamo per gradi.</p>
<h3>Cosa si intende per resilienza?</h3>
<p>Il <strong>termine resilienza</strong> identifica una capacità innata di ri-crearsi dopo essere stati abbattuti da eventi vari che nella vita possono accadere. Tutto nasce dallo stress e dalle sue innumerevoli manifestazioni e cause (quali infortuni, disordini fisici, eventi luttuosi , solo per citarne alcuni).</p>
<p>Esistono varie definizioni ed applicazioni del termine resilienza:</p>
<blockquote>
<ul>
<li><strong>Nel settore della metallurgia il termine “resilienza”</strong> indica la capacità di un metallo di resistere alle forze che vi vengono applicate, sia meccaniche che di temperatura. Per un metallo la resilienza rappresenta il contrario della fragilità.</li>
<li><strong>In ambito ecologico il termine “resilienza”</strong> indica la velocità con cui una comunità (o un sistema ecologico) ritorna al suo stato iniziale, dopo essere stata sottoposta a una perturbazione che l’ha allontanata da quello stato. Le alterazioni possono essere causate sia da eventi naturali, sia da attività antropiche. Solitamente, la resilienza è direttamente proporzionale alla variabilità delle condizioni ambientali e alla frequenza di eventi catastrofici a cui si sono adattati una specie o un insieme di specie (<a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/resilienza/" target="_blank" rel="noopener">fonte</a>)</li>
<li><strong>A livello psicologico il termine “resilienza”</strong> indica la capacità di persistere nel perseguire obiettivi sfidanti, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà e gli altri eventi negativi che si incontrano lungo il proprio cammino. Il verbo “persistere” indica l’idea di una motivazione che rimane salda. Di fatto l’individuo resiliente presenta una serie di caratteristiche psicologiche inconfondibili: è un ottimista e tende a “leggere” gli eventi negativi come momentanei e circoscritti; ritiene di possedere un ampio margine di controllo sulla propria vita e sull’ambiente che lo circonda; è fortemente motivato a raggiungere gli obiettivi che si è prefissato; tende a vedere i cambiamenti come una sfida e come un’opportunità, piuttosto che come una minaccia; di fronte a sconfitte e frustrazioni è capace di non perdere comunque la speranza. La persona resiliente è l’opposto di una facilmente vulnerabile. (<a href="http://www.pietrotrabucchi.it/resilienza.asp" target="_blank" rel="noopener">fonte</a>)</li>
<li><strong>Inoltre, sempre a livello psicologico,</strong> lo stress causato provoca nelle persone resilienti una maggior capacità di ri-affrontare situazione stressanti.</li>
</ul>
</blockquote>
<h3>La resilienza non è un’attitudine innata.</h3>
<p>Non ci sono individui che la possiedono ed altri no. È un aspetto caratteriale, una sfumatura della personalità, atteggiamenti, riflessioni e azioni che tutte le persone possono imparare e incrementare. Sviluppare la resilienza si può, ma si tratta di un percorso personale, perché quello che per una persona può essere valido, per un’altra può non esserlo. Molto dipende dal tipo di reazione che le persone hanno di fronte alle avversità e soprattutto dai metodi che usano per aggirarle.</p>
<h3>Le personalità resilienti.</h3>
<p>Secondo uno <a href="http://www.jstor.org/stable/2136678?seq=1#page_scan_tab_contents" target="_blank" rel="noopener"><strong>studio</strong></a> fatto da <strong>Susanna Kobasa e Salvatore Maddi, psicologi dell’Università di Chicago</strong>, le persone che meglio riescono a fronteggiare le contrarietà della vita, quelle più resilienti appunto, mostrano contemporaneamente tre tratti di personalità ben definite:</p>
<ul>
<li><strong>CAPACITÀ DI IMPEGNARSI</strong></li>
<li><strong>CAPACITÀ DI UN OTTIMO CONTROLLO</strong></li>
<li><strong>CAPACITÀ DI AFFRONTARE LE SFIDE</strong></li>
</ul>
<p>La <strong>CAPACITÀ DI IMPEGNARSI</strong> è la tendenza a lasciarsi coinvolgere nelle attività in modo cognitivo, con degli obiettivi ben precisi. La persona con questo tratto è propositiva, attiva, non è spaventata dalla fatica; non abbandona facilmente il campo; è attenta e vigile, ma non ansiosa, valuta le difficoltà realisticamente. Affronta ogni limite come un punto di partenza, non di stop. L’opposto di questa personalità è l’alienazione, il tagliarsi fuori dal resto del mondo.</p>
<p>La <strong>CAPACITÀ DI CONTROLLO</strong> è la capacità cognitiva di poter “dominare” in qualche modo ciò che si fa o le azioni che si intraprendono. La persona con questo tratto, per riuscire a valicare le diverse situazioni della vita, è pronta a modificare totalmente la strategia da adottare, in alcuni casi intervenendo con grande tempestività, in altri casi indietreggiando, prendendo tempo, aspettando. L’attesa non viene vissuta come una forma passiva, ma come una forma accrescitiva e formativa per aumentare la capacità di controllo. L’opposto di questa personalità è l’impotenza, intesa come percezione che sia qualcun altro a decidere per noi, di cui noi non abbiamo nessun controllo.</p>
<p>La <strong>CAPACITÀ DI AFFRONTARE LE SFIDE</strong> è la disposizione ad accettare i cambiamenti. La persona con questo tratto vede gli aspetti positivi delle trasformazioni e minimizza quelli negativi. Il cambiamento viene vissuto più come incentivo a crescere che come difficoltà da evitare a tutti i costi, e le sfide vengono considerate stimolanti piuttosto che minacciose. Vivere lo stress con questo tipo di approccio è in netto contrasto con l&#8217;approccio più comune, dove lo stress viene visto come una negatività assoluta, travolgente o addirittura paralizzante, che travolge piuttosto che motivare. L’opposto di questa personalità è la sicurezza che tutto sia sempre e comunque prevedibile, rimanendo sempre in una zona target di comfort.</p>
<p><strong>IMPEGNO &#8211; CONTROLLO &#8211; SFIDA</strong>: sono tratti di personalità di cui si può avere consapevolezza e che, perciò, possono essere coltivati e incoraggiati.</p>
<blockquote><p>Il filosofo <strong>Khalil Gibran</strong> ha scritto:<strong> “Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza. I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici”.</strong></p></blockquote>
<h3>Impariamo a usare gli stress.</h3>
<p>Quindi, facendo una sintesi: in teoria, ma non solo, avere degli “stress” che creano delle necessità provoca in noi delle forme di crescita verso una resilienza che può diventare uno stimolo molto forte e importante, ma che, allo stesso tempo, ha bisogno di cura e lavoro profondo per instaurarsi in modo corretto nel nostro sistema. Ovviamente, non possiamo augurarci di soffrire e non dobbiamo andare alla ricerca di eventi negativi per poterci rafforzare. Ma, come scriveva Hans Seyle nel libro “The stress of life”, “la caratteristica più preoccupante dello stress è la sua inevitabilità. Non è possibile impedire che piccoli o grandi eventi spiacevoli avvengano nella nostra vita”. Questa probabilità giustifica perciò un nostro sforzo di creare una base solida su cui poterci appoggiare nel caso in cui la vita ci offra una o più negatività.</p>
<h3>Le risorse interne ed esterne a nostra disposizione.</h3>
<p>Per sviluppare o potenziare la nostra resilienza e diventare capaci di adattarsi velocemente e positivamente agli eventi critici e stressanti della vita, occorre utilizzare al meglio le proprie risorse interne ed esterne, che sono:</p>
<p><strong>RISORSE PERSONALI-FAMILIARI-SOCIALI</strong><br />
Se anziché concentrarci sui nostri limiti, ci concentriamo sulle potenzialità che abbiamo dentro di noi e sulle risorse esterne che abbiamo a disposizione, si innesca un circolo virtuoso che può esserci d’aiuto nei momenti di difficoltà.</p>
<p><strong>RISORSE PERSONALI</strong><br />
La reazione a un evento critico è strettamente connessa alla valutazione che viene fatta precedentemente rispetto alla presenza o meno di risorse interne sufficienti per fronteggiare le richieste esterne. Il pensiero positivo, richiamante il concetto di ottimismo, rappresenta la tendenza a considerare la realtà sempre dal suo lato migliore. Avere un controllo sul momento che precede un evento stressante e, quindi, sui propri pensieri ed emozioni è un primo passaggio per accrescere la propria capacità resiliente.</p>
<p>Chi è poco resiliente tende a concentrarsi esclusivamente sull’evento stressante in sé, guardando solo l’aspetto negativo che solitamente è predominante perché doloroso e indesiderato. Spesso i comportamenti della persona poco resiliente vanno nella direzione di mantenere la propria condizione invariata, anche se negativa, perché ciò che si conosce, seppur difficile e poco desiderabile, è sempre meno pauroso di ciò che non si conosce. Alla base, quindi, di una persona poco resiliente, vi è, spesso, la paura di cambiare.</p>
<p>La persona resiliente è in grado di interpretare gli eventi critici in modo più flessibile e costruttivo. Riconosce, cioè, il potere destabilizzante degli eventi stressanti, ma li inserisce all’interno di un contesto più ampio che è fatto anche di capacità personali, risorse interne ed esterne. L’evento doloroso viene considerato come una sfida e viene, quindi, utilizzato come strumento di conoscenza di se stessi, dei propri limiti ma anche delle proprie capacità di riorganizzarsi e di “rialzarsi in piedi”. Chi è resiliente non teme il cambiamento, anzi lo considera come un’occasione importante per crescere e migliorarsi, per riorganizzare in termini positivi la propria esistenza.</p>
<p><strong>RISORSE FAMILIARI</strong><br />
La persona resiliente non prende la forza solo da proprie capacità personali, ma è in grado di farsi sostenere anche da risorse presenti nell’ambito familiare. Cerca il confronto con i propri familiari, accetta il loro contributo o aiuto, ha fiducia nel loro sostegno. La famiglia, se non problematica, può offrire numerose opportunità di sostegno o stimolo per fronteggiare le difficoltà della vita. Numerosi sportivi ad elevati livelli, pur essendo cresciuti in situazioni familiari e sociali spesso patologiche, sono riusciti ad emergere e a far valere la loro capacità resiliente.</p>
<p>Occorre, però, stare attenti a non basarsi solo sulla famiglia: cercare l’appoggio o la comprensione dei propri cari, per evitare di trovare autonomamente delle risposte personali alle proprie difficoltà, rappresenta una strategia disfunzionale per affrontare gli eventi critici della vita.</p>
<p><strong>RISORSE SOCIALI</strong><br />
La persona resiliente riesce a considerare come risorsa utile a se stessa anche le persone appartenenti al proprio ambiente sociale, per esempio gli amici, i compagni di lavoro e perfino gli esperti come lo psicologo o con chi si possa trovare un contradditorio costruttivo. Cerca il confronto con loro, accetta il loro contributo o aiuto, ha fiducia nel loro sostegno ma non si appoggia a loro completamente.<br />
Ancora una volta, pero’, cercare solo l’appoggio o la comprensione dei propri amici o conoscenti, per evitare di trovare autonomamente delle risposte personali alle proprie difficoltà, può rappresentare una strategia disfunzionale per affrontare gli eventi critici della vita. (<a href="http://www.serenacosta.it/altro/le-risorse-per-diventare-una-persona-resiliente.html" target="_blank" rel="noopener">fonte</a>)</p>
<h3>Cosa c&#8217;entra lo yoga con la resilienza?</h3>
<p>Il mio pensiero rispetto ai quesiti posti all’inizio è che <strong>PRATICANDO YOGA SI DIVENTA RESILIENTI.</strong> Ognuno di noi ha una sua risorsa interna molto profonda che è quella dell’ascolto silente e non giudicante, cosa che nessuno ci ha mai insegnato in modo assoluto. Sentiamo il nostro corpo e lo spazio che occupa solo quando ci dà dei chiari segnali di disagio o dolore, solo allora ci rendiamo conto di quanto tutto sia necessario per il tutto.</p>
<ul>
<li><strong>I</strong><strong>MPEGNO</strong> nel praticare dando tempo, pazienza e attenzione allo pratica</li>
<li><strong>CONTROLLO</strong> nel sentire e percepire ogni piccola variabile che nel nostro corpo si instaura durante la pratica</li>
<li><strong>SFIDA</strong> nel dar modo al nostro corpo di cambiare la sua Forma-Funzione-Funzionamento</li>
</ul>
<p>La pratica dello yoga è ormai pacificamente considerata come un ausilio “terapeutico”: numerosi studi clinici lo evidenziano.</p>
<p>Se dobbiamo definire il termine terapia o terapeutico in modo sintetico troviamo varie definizioni interessanti, ma quasi tutte sono finalizzate alla soppressione sintomatica del disturbo: attraverso l’utilizzo di farmaci, terapie elettromedicali ecc, tutti strumenti validi ed efficaci, alle volte anche indispensabili.</p>
<blockquote>
<h4><strong>Nella pratica dello yoga si è alla ricerca del “sintomo”, del “risveglio”, del “sentire”.</strong></h4>
<p>N</p>
<h4><strong>on sentivo di avere una rigidità così forte al collo, ora la sento e mi da fastidio, è normale? spesso mi chiedono…</strong></h4>
</blockquote>
<p><strong>Questo a mio parere è diventare resilienti: dando tempo al nostro corpo di poter parlare, di potersi esprimere, ascoltandolo in modo non giudicante ma cognitivo.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Meditazione nelle scuole: bella idea!</title>
		<link>https://anatomyoga.it/meditando-a-scuola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gaetano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2015 14:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Yoga e scienza]]></category>
		<category><![CDATA[meditazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se ad ogni bambino di 8 anni venisse insegnata la meditazione, riusciremmo ad eliminare la violenza nel mondo entro una generazione – Dalai Lama Immagina se la meditazione fosse una materia scolastica all’interno della scuola di ogni bambino… Non serve altro per capire quanto sarebbe diverso il mondo! Se ogni bambino fosse in grado di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-249805 aligncenter" src="https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2015/04/BIMBI-in-MEDITAZIONE.jpg" alt="" width="800" height="600" srcset="https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2015/04/BIMBI-in-MEDITAZIONE.jpg 800w, https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2015/04/BIMBI-in-MEDITAZIONE-480x360.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 800px, 100vw" /></p>
<blockquote><p><em>Se ad ogni bambino di 8 anni venisse insegnata la meditazione, riusciremmo ad eliminare la violenza nel mondo entro una generazione – Dalai Lama</em></p></blockquote>
<p>Immagina se la meditazione fosse una materia scolastica all’interno della scuola di ogni bambino… Non serve altro per capire quanto sarebbe diverso il mondo! Se ogni bambino fosse in grado di connettersi all’oceano della coscienza che permea tutto ciò che è, il desiderio di fare del male svanirebbe. La meditazione ci permette di scoprire, attraverso l’esperienza della verità, chi siamo veramente.</p>
<h3>Perdersi di vista.</h3>
<p>Il problema della società di oggi è che siamo costantemente presi da noi stessi, e solo successivamente dalla verità. Siamo così occupati con il lavoro e le attività sociali che non ci prendiamo mai del tempo per scoprire chi c’è veramente al centro del nostro essere. La maggior parte di noi impara ad essere qualcosa che in realtà non è.</p>
<p>Impariamo ad adattarci, a conformarci e a rispettare le norme sociali.</p>
<p>Impariamo come “indossare” una maschera di fronte ad altre persone.</p>
<p>Impariamo ad essere schiavi del nostro ego.</p>
<p>Diventiamo così bravi a correre lontano da noi stessi, che non siamo più in grado di toglierci la maschera che abbiamo indossato perché ormai è diventata troppo comoda per noi, così continuiamo a tradire noi stessi e lasciamo che il nostro ego vaghi libero.</p>
<p>Diventiamo insensibili al mondo e a ogni essere vivente che lo abita. Vendiamo la nostra anima per l’illusione di chi siamo, e in fondo, una parte di noi sa che stiamo solo scappando. Molti di noi non hanno speranza di riprendere il contatto con il loro sé, perché sono scappati troppo lontano…</p>
<h3>Meditare, gente: meditare.</h3>
<p>E se non avessimo mai iniziato a correre lontano da noi stessi? E se avessimo imparato ad essere in pace con noi stessi fin dalla tenera età?</p>
<p>Se le scuole insegnassero la meditazione (come fortunatamente già accade in tanti paesi dell’Asia), i bambini riuscirebbero a scoprire le proprie passioni, i propri interessi e le proprie potenzialità creative. Essi non sarebbero così disturbati dalle loro insicurezze e imparerebbero a vivere nel momento presente, invece di voler raggiungere sempre un posto dove non sono.</p>
<p>La meditazione ha aiutato molti di noi a dare un senso alla propria vita. Ci si collega alla propria anima e questo ci permette di allinearci con lo scopo della nostra vita. I bambini che praticano la meditazione su base regolare non sarebbero così inclini a stress, preoccupazioni e malattie. Riescono a sviluppare legami più forti con tutti gli esseri umani e hanno meno bisogno di competere con i loro coetanei.</p>
<h3>Meditare fa bene.</h3>
<p>Molti studi clinici hanno dimostrato che la meditazione aumenta lo spessore corticale del cervello, protegge il corpo dalle malattie e migliora significativamente l’attenzione e la concentrazione.<br />
In un esperimento, l’American Heart Association, ha preso in esame 201 persone, tra uomini e donne, con malattie coronariche e le ha suddivise in due diversi gruppi: una parte è stata sottoposta ad un programma di meditazione trascendentale (TM) e l’altra parte ad un programma di educazione sanitaria. Dopo cinque anni e mezzo, il gruppo TM ha mostrato una riduzione del rischio di infarto e ictus del 48%.</p>
<p>Secondo un altro <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0197458007002436?via%3Dihub" target="_blank" rel="noopener">studio</a> condotto da Pagnoni &amp; Cekic, riguardo alla materia grigia nel cervello dei meditatori Zen, viene evidenziato che seppur la materia grigia con l’avanzare dell’età tende normalmente a ridursi, la materia grigia dei meditatori Zen non si è riduce affatto.</p>
<p>Nel rapporto, Pagnoni e Cekic hanno dichiarato:</p>
<blockquote><p>Nei meditatori, l’individuazione di una ridotta percentuale del volume della materia grigia, sia a livello globale che a livello regionale, in base all’aumento dell’età, può in effetti indicare il coinvolgimento di molteplici meccanismi di neuroprotezione.</p></blockquote>
<p>Lazar &amp; Kerr et al. hanno raggiunto una conclusione simile in uno <a href="http://surfer.nmr.mgh.harvard.edu/pub/articles/Lazar_Meditation_Plasticity_05.pdf" target="_blank" rel="noopener">studio</a> sugli effetti che ha la meditazione sullo spessore corticale del cervello:<br />
La regolare pratica della meditazione è associata ad un aumento di spessore in un sottoinsieme di regioni corticali legate alle vie somatosensoriali, uditive, visive e le elaborazioni interoceptive, inoltre, la pratica regolare della meditazione può rallentare il diradamento legato all’età della corteccia frontale.</p>
<p>Ulteriore studio di <a href="http://archinte.jamanetwork.com/article.aspx?articleid=1809754" target="_blank" rel="noopener">Goyal &amp; Singh et al</a>. dove 3515 partecipanti sono stati sottoposti a programmi di meditazione ha riscontrato una notevole diminuzione dell’ansia, della depressione e del dolore.</p>
<p>Che dire&#8230;meditare di sicuro farebbe bene ai bimbi in età scolastica, ma anche a noi adulti non farebbe male.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Meditare nel sociale</title>
		<link>https://anatomyoga.it/meditare-nel-sociale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gaetano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2015 09:24:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Yoga e scienza]]></category>
		<category><![CDATA[meditazione]]></category>
		<category><![CDATA[postura]]></category>
		<category><![CDATA[yoga]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studioequilibri.it/blog/?p=1327</guid>

					<description><![CDATA[<p>Meditazione e regolazione delle emozioni: un ponte tra mente, corpo e relazioni sociali Quali sono i processi attraverso i quali la meditazione regola le nostre emozioni? L’approccio meditativo/mindfulness può essere applicato alle emozioni sociali? La meditazione altera la reattività fisiologica? I praticanti di mindfulness sono in grado di influenzare positivamente le proprie reazioni emotive? La [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-250136" src="https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2010/11/Meditare-nel-sociale.jpg" alt="" width="1100" height="547" srcset="https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2010/11/Meditare-nel-sociale.jpg 1100w, https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2010/11/Meditare-nel-sociale-980x487.jpg 980w, https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2010/11/Meditare-nel-sociale-480x239.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1100px, 100vw" /></p>
<p><b>Meditazione e regolazione delle emozioni: un ponte tra mente, corpo e relazioni sociali</b></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Quali sono i processi attraverso i quali la meditazione regola le nostre emozioni?</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">L’approccio meditativo/mindfulness può essere applicato alle emozioni sociali?</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">La meditazione altera la reattività fisiologica?</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">I praticanti di mindfulness sono in grado di influenzare positivamente le proprie reazioni emotive?</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">La mindfulness influenza le nostre emozioni perché cambia il modo in cui reagiamo cognitivamente alle situazioni o perché offre una prospettiva distaccata e basata sull&#8217;accettazione?</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Queste sono le principali domande che si sono fatte i ricercatori del Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive dell’Università degli Studi di Trento.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo studio pubblicato sulla rivista Plos|One aveva come titolo </span><a href="https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0116541" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">“Baseline and Strategic Effects behind Mindful Emotion Regulation: Behavioral and Physiological Investigation”</span></a><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La pratica della meditazione o mindfulness, è sempre più riconosciuta per i suoi benefici sulla salute mentale e fisica, tra cui la riduzione di ansia e depressione.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Ma come agisce la meditazione sulle nostre emozioni, specialmente in contesti sociali? </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Questo studio esplora l&#8217;impatto della stessa sulla regolazione delle emozioni interpersonali e sui comportamenti sociali. Attraverso due esperimenti che coinvolgono meditatori esperti e gruppi di controllo, i ricercatori hanno scoperto che la meditazione/mindfulness influenza le nostre reazioni emotive in due modi principali.</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">A livello di base: i meditatori mostrano una minore reattività emotiva e fisiologica di fronte a situazioni sociali, sperimentando le interazioni in modo più piacevole</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo suggerisce che la stessa può modulare la nostra percezione delle emozioni a un livello fondamentale.</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">A livello strategico: i meditatori si dimostrano più abili nell&#8217;utilizzare strategie di distacco consapevole per regolare le proprie reazioni emotive e i comportamenti interattivi. In particolare, riescono a modulare il proprio comportamento interattivo, punendo di meno. Questo indica che la mindfulness può aiutarci a rispondere in modo più equilibrato alle sfide emotive che emergono nelle relazioni sociali.</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Inoltre, lo studio suggerisce che la meditazione/mindfulness agisce non tanto attraverso la reinterpretazione cognitiva delle situazioni, quanto piuttosto attraverso lo sviluppo di una maggiore capacità di distacco e accettazione. In altre parole, ci aiuta a cambiare il modo in cui viviamo le esperienze emotive, promuovendo una visione più decentrata e distante della realtà interna ed esterna.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questi risultati evidenziano il potenziale della meditazione/mindfulness come strumento per migliorare la regolazione emotiva, promuovere relazioni sociali più sane e favorire il benessere psicologico. La pratica della mindfulness può offrire un valido supporto per affrontare le sfide emotive della vita quotidiana, aiutandoci a coltivare una maggiore consapevolezza di noi stessi e degli altri.</span></p>
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		<title>Yoga e disturbo bipolare: un aiuto complementare?</title>
		<link>https://anatomyoga.it/yoga-e-disturbo-bipolare-un-aiuto-complementare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gaetano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Sep 2014 08:27:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Yoga e scienza]]></category>
		<category><![CDATA[osteopatia]]></category>
		<category><![CDATA[postura]]></category>
		<category><![CDATA[stress]]></category>
		<category><![CDATA[yoga]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il disturbo bipolare è una condizione che porta a sbalzi d&#8217;umore significativi, alternando periodi di grande energia e iperattività a fasi di profonda tristezza. La sua gestione è spesso complessa e richiede un approccio che combini farmaci, terapia e supporto sociale. In questo scenario, lo yoga sta emergendo come una pratica complementare interessante per migliorare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-250134" src="https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2010/11/Yoga-e-disturbo-bipolare-un-aiuto-complementare.jpg" alt="" width="1100" height="547" srcset="https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2010/11/Yoga-e-disturbo-bipolare-un-aiuto-complementare.jpg 1100w, https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2010/11/Yoga-e-disturbo-bipolare-un-aiuto-complementare-980x487.jpg 980w, https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2010/11/Yoga-e-disturbo-bipolare-un-aiuto-complementare-480x239.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1100px, 100vw" /></p>
<p>Il <a href="https://apc.it/disturbi/adulto/disturbo-bipolare-disturbi-psicologici/disturbo-bipolare-cose-cause-sintomi/" target="_blank" rel="noopener">disturbo bipolare</a> è una condizione che porta a sbalzi d&#8217;umore significativi, alternando periodi di grande energia e iperattività a fasi di profonda tristezza. La sua gestione è spesso complessa e richiede un approccio che combini farmaci, terapia e supporto sociale. In questo scenario, lo yoga sta emergendo come una pratica complementare interessante per migliorare il benessere generale e aiutare a gestire i sintomi. Ma cosa dice la scienza a riguardo?</p>
<p><strong>Cosa sappiamo dalla ricerca scientifica?</strong></p>
<p>La ricerca scientifica internazionale sta dedicando sempre più attenzione al ruolo dello yoga come possibile supporto per le persone con disturbo bipolare. Anche se in Italia gli studi specifici sembrano essere ancora limitati, a livello internazionale si osserva un crescente interesse. Una <a href="https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9440796/" target="_blank" rel="noopener">recente revisione sistematica</a> della letteratura sul disturbo bipolare ha valutato come lo yoga e il disturbo bipolare si influenzano a vicenda e che lo yoga potrebbe essere una modalità di trattamento praticabile per il disturbo bipolare.</p>
<p><strong>Benefici potenziali dello yoga:</strong></p>
<p>Alcuni studi suggeriscono che lo yoga potrebbe portare benefici come:</p>
<ul>
<li aria-level="1"><strong>Riduzione dei sintomi depressivi e ansiosi. </strong></li>
<li aria-level="1"><strong>Miglioramento della qualità del sonno. </strong></li>
<li aria-level="1"><strong>Aumento della consapevolezza emotiva e calma. </strong></li>
</ul>
<p>È fondamentale ricordare che lo Yoga non è una cura per il disturbo bipolare e non deve sostituire le terapie mediche e psicologiche convenzionali, piuttosto, può essere un valido strumento complementare per supportare il percorso di benessere.</p>
<p><strong>Riferimenti</strong>:</p>
<ol>
<li aria-level="1"><em>Yoga and Bipolar Disorder: New Research Suggests Benefits. YogaU Online.</em></li>
<li aria-level="1"><em>Uebelacker, L. A., Weinstock, L. M., &amp; Kraines, M. A. (2014). Self-Reported Benefits and Risks of Yoga in Individuals with Bipolar Disorder. Journal of Psychiatric Practice, 20(5), 345–352.</em></li>
<li aria-level="1"><em>Ross, M. (2015). Hatha Yoga Can Benefit Bipolar Disorder Patients. Pharmacy Times.</em></li>
<li aria-level="1"><em>Jean, M. (2022). The Effects of Yoga on Bipolar Disorder: A Systematic Review. Psychiatry, 3(3), 269–277.</em></li>
<li aria-level="1"><em>Role of Yoga in the treatment of Bipolar Disorder. Longdom Publishing SL.</em></li>
<li aria-level="1"><em>Yoga and Bipolar Disorder: New Research Suggests Benefits. YogaU Online.</em></li>
<li aria-level="1"><em>Jean, M. (2022). The Effects of Yoga on Bipolar Disorder: A Systematic Review. Psychiatry, 3(3), 269–277.</em></li>
<li aria-level="1"><em>Yoga and Bipolar Disorder: New Research Suggests Benefits. YogaU Online.</em></li>
<li aria-level="1"><em>Uebelacker, L. A., Weinstock, L. M., &amp; Kraines, M. A. (2016). Yoga for Bipolar Disorder: A Pilot Study. Rhode Island Medical Journal, 99(3), 20–21.</em></li>
<li aria-level="1"><em>Jean, M. (2022). The Effects of Yoga on Bipolar Disorder: A Systematic Review. Psychiatry, 3(3), 269–277.</em></li>
<li aria-level="1"><em>Uebelacker, L. A., Weinstock, L. M., &amp; Kraines, M. A. (2014). Self-reported benefits and risks of yoga in individuals with bipolar disorder. Journal of Psychiatric Practice, 20(5), 345–352.</em></li>
</ol>
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		<title>Come funziona il cervello mentre si medita.</title>
		<link>https://anatomyoga.it/come-funziona-il-cervello-mentre-si-medita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gaetano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 May 2014 17:23:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Yoga e scienza]]></category>
		<category><![CDATA[meditazione]]></category>
		<category><![CDATA[postura]]></category>
		<category><![CDATA[yoga]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.studioequilibri.it/blog/?p=1183</guid>

					<description><![CDATA[<p>Interessante studio clinico che ha valutato le differenze tra una meditazione &#8220;guidata&#8221; con riferimenti ben specifici, rispetto ad una &#8220;libera&#8221; senza alcuna specificità. Lo studio evidenzia (cosa oramai risaputa, ma fa sempre bene rileggerla) come la meditazione sia una pratica che attiva i processi cerebrali, aumentandoli e dando modo agli stessi di avere più capacità [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="ls-articoloCatenaccio">
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-250162" src="https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2010/11/Come-funziona-il-cervello-mentre-si-medita.jpg" alt="" width="1100" height="609" srcset="https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2010/11/Come-funziona-il-cervello-mentre-si-medita.jpg 1100w, https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2010/11/Come-funziona-il-cervello-mentre-si-medita-980x543.jpg 980w, https://anatomyoga.it/wp-content/uploads/2010/11/Come-funziona-il-cervello-mentre-si-medita-480x266.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1100px, 100vw" /></p>
<p>Interessante <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3935386/" target="_blank" rel="noopener">studio clinico</a> che ha valutato le differenze tra una <span style="font-size: medium;"><strong>meditazione</strong></span> <strong><em>&#8220;guidata&#8221;</em></strong> con riferimenti ben specifici, rispetto ad una <strong><em>&#8220;libera&#8221;</em></strong> senza alcuna specificità.</p>
<p>Lo studio evidenzia (cosa oramai risaputa, ma fa sempre bene rileggerla) come la meditazione sia una pratica che attiva i processi cerebrali, aumentandoli e dando modo agli stessi di avere più capacità di focus.</p>
<p>Durante tutto lo studio clinico ogni partecipante è stato monitorato con risonanza magnetica per poter vedere le aree del cervello maggiormente interessate ed attivate &#8211; in entrambi i gruppi; sia quello della <strong><span style="font-size: medium;">meditazione</span> <em>&#8220;guidata&#8221;</em></strong> che quella <strong><em>&#8220;libera&#8221;</em></strong>, la pratica ha portato a una maggiore attività cerebrale, piuttosto che un semplice stato di riposo, soprattutto nell&#8217;area del cervello dedicata alla elaborazione di pensieri e sentimenti autonomi.</p>
<p>Altro capitolo del come <strong>meditando</strong> le realtà che riteniamo tali spesso non lo siano, e con la mente vuota da tutto o piena di quello che stiamo cercando, il cervello abbia modo di attivarsi al meglio.</p>
</div>
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