Tutti gli abstract

Tesina biennale AnatomYoga®

Bhrāmarī Prāṇāyāma: il respiro dell'ape ronzante

Laila · Sede di Modena · 2023–2025

7

Praticanti

30+

Fonti citate

6

Secoli analizzati

Il contesto

Il Bhrāmarī Prāṇāyāma è una tecnica respiratoria yogica che prevede la produzione di un ronzio esalatorio (humming) a labbra chiuse, evocando il suono dell'ape. Dietro l'apparente paradosso di cercare la calma attraverso un suono si cela una pratica riconosciuta dalla tradizione e, sempre più, dalla ricerca scientifica come potente modulatore del sistema nervoso autonomo: è capace di indurre una dominanza parasimpatica, con effetti documentati su frequenza cardiaca, pressione sanguigna, variabilità cardiaca (HRV), funzione polmonare e gestione dello stress. Manca però, nella pratica corrente, una lettura che ricomponga in un unico sguardo l'evoluzione storica della tecnica, i suoi meccanismi neurofisiologici e la sua applicazione consapevole.

L'approccio AnatomYoga®

Da questa esigenza nasce il lavoro di Laila, maturato nell'ambito della formazione biennale AnatomYoga®. Il metodo le ha fornito gli strumenti per integrare la dimensione neurofisiologica con quella tradizionale, ricostruendo l'evoluzione del Bhrāmarī Prāṇāyāma dai testi fondativi dell'Haṭhayoga — l'Haṭhayoga Pradīpikā di Svātmārāma (XV sec.) e la Gheraṇḍa Saṃhitā (XVI–XVII sec.) — attraverso i maestri moderni (Iyengar, Satyananda Saraswati, Vishnudevananda, Gabriella Cella) fino agli approcci contemporanei. Questa analisi diacronica mostra come il significato della pratica si sia trasformato nel tempo: da strumento per il raggiungimento del Samādhi a risorsa accessibile per la regolazione neurovegetativa e il benessere psicofisico quotidiano.

Il cuore scientifico: respiro e nervo vago

Il capitolo dedicato al rapporto tra Bhrāmarī Prāṇāyāma e nervo vago costituisce il nucleo scientifico della tesina. Vengono analizzati i tre meccanismi attraverso cui la pratica stimola il tono vagale parasimpatico: la vibrazione delle corde vocali (tramite il ramo laringeo ricorrente), la pressione sul trago (innervato dal ramo auricolare del vago) e la compressione dei bulbi oculari (riflesso oculo-cardiaco). La rassegna dei benefici si estende agli effetti cardiovascolari (Pramanik et al., 2010; Kuppusamy et al., 2016), respiratori (Mooventhan et al., 2014) e cognitivi (Trivedi et al., 2023), fino alla gestione dell'acufene (Pandey et al., 2010) e alla prevenzione della presbiacusia (Taneja, 2016), con un ruolo rilevante attribuito alla produzione di ossido nitrico (NO) indotta dall'humming.

Lo studio sul campo

La tesina include una sperimentazione didattica condotta su un campione di sette praticanti tra giugno e agosto, con questionari somministrati prima e dopo l'intervento. Il protocollo ha messo a confronto la percezione dei partecipanti rispetto a concentrazione, fluttuazioni mentali e sintomi fisici, con particolare attenzione all'esplorazione consapevole del proprio deśa respiratorio.

I risultati

I risultati, pur con i limiti di un campione ridotto e di una durata contenuta, confermano un miglioramento nella capacità di concentrazione e nella riduzione delle fluttuazioni mentali, oltre a benefici percepiti sul bruciore di stomaco. La difficoltà maggiore segnalata dai partecipanti è stata la gestione del respiro: un dato che, lungi dall'essere un ostacolo, evidenzia l'importanza di un'esplorazione graduale e consapevole del proprio territorio respiratorio.

Una rilettura in chiave AnatomYoga®

Nella sintesi conclusiva Laila propone un ribaltamento significativo: l'obiettivo del Pratyāhāra non è la soppressione dei sensi, ma il loro affinamento. Il Bhrāmarī Prāṇāyāma diventa così uno strumento per educare alla presenza, alla percezione consapevole e alla coerenza tra le parti di sé, valorizzando il silenzio anatomico come spazio in cui conoscenza scientifica ed esperienza yogica si compenetrano.