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Tesina biennale AnatomYoga®

La Mano e il Potere del Contatto

Rubina · Sede di Modena · 2021–2023

3

Capitoli tematici

6

Funzioni della mano nello yoga

12+

Fonti bibliografiche

Il contesto

La mano è tra le strutture più complesse del corpo umano: ventisette ossa, sei articolazioni, diciannove muscoli intrinseci, una rete capillare di vasi sanguigni e un'innervazione che, attraverso il plesso brachiale, la collega direttamente al cervello. L'homunculus corticale conferma questa centralità: la superficie della corteccia dedicata alla mano, sia motoria sia sensoriale, è proporzionalmente enorme rispetto al volume dell'arto, a testimonianza della straordinaria densità di movimenti e percezioni che essa media.

L'approccio AnatomYoga®

Rubina parte da questa evidenza neuroanatomica per indagare un tema che la formazione biennale AnatomYoga® le ha permesso di esplorare con rigore e profondità: il potere del contatto. L'integrazione tra anatomia funzionale, fisiologia fasciale, neuroscienze e tradizione yogica, cifra distintiva del metodo, ha fornito le competenze per costruire un percorso che intreccia piano fisico, piano mentale e piano energetico senza mai ridurre l'uno all'altro.

La mano come strumento fisico

La prima sezione analizza la mano come strumento fisico, dal sistema osteo-articolare ai muscoli intrinseci ed estrinseci, dall'innervazione tramite i nervi radiale, mediano e ulnare alla rete vascolare dell'arteria brachiale, fino al ruolo della fascia connettivale, la cui capacità di risposta allo stress è oggi confermata dagli studi di Robert Schleip sull'ecografia ad alta risoluzione.

La mano come strumento di relazione

La seconda sezione indaga la mano come strumento di relazione: il suo ruolo nell'evoluzione umana, nello sviluppo fetale (il tatto è il primo senso a maturare, già alla ventesima settimana), nella comunicazione non verbale e nelle simbologie religiose, artistiche e culturali che attraversano civiltà diverse.

La mano nella pratica yogica

La terza sezione, cuore del lavoro, esplora la mano nella pratica yogica. L'autrice esamina il sistema del corpo sottile, Prāṇamaya kośa, con le nāḍī che terminano nelle dita, i cakra e i cinque vāyu, per poi analizzare pratiche specifiche: prāṇāyāma (in particolare nāḍī Śodhana e Vibhāga prāṇāyāma), Hasta mudrā (con un approfondimento su Anjali mudrā, jñāna mudrā, chin mudrā e dhyāna mudrā), Hasta bandha e il ruolo delle mani nelle āsana. L'autrice classifica le funzioni della mano nella pratica in sei aree — prensile, di supporto, di equilibrio, di direzione, di resa e percettivo-tattile — mostrando come ciascuna attivi circuiti neuromuscolari, circolatori e fasciali specifici.

L'esperienza personale e il contributo

Un filo conduttore attraversa l'intero lavoro: l'esperienza personale dell'autrice, dal contatto con il palmo del marito che allevia il dolore, allo scarico tensivo attraverso le mani durante interventi odontoiatrici, fino alla progressiva capacità di “abitare le mani” maturata nella pratica. La dimensione dell'autocontatto, la distinzione tra presa e resa, il ruolo di Dhāraṇā nel portare attenzione e intenzione alla mano emergono come strumenti concreti per la percezione di sé. Il contributo della tesina risiede nella capacità di tenere insieme, senza forzature, il dato anatomico e neurofisiologico con la dimensione sottile ed energetica della tradizione yogica, offrendo un quadro integrato che arricchisce la pratica e l'insegnamento.