Tesina biennale AnatomYoga®
Neurodivergenza, stress e yoga: la sensorialità nella regolazione autonomica attraverso la Teoria Polivagale
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Canali sensoriali
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Āsana in sequenza
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Fonti bibliografiche
Il contesto
La neurodivergenza, termine introdotto dalla sociologa Judy Singer nel 1997, indica un funzionamento cerebrale che si discosta dallo standard neurotipico, manifestandosi in condizioni quali il disturbo dello spettro autistico (ASD), l'ADHD e la dislessia. Le persone neurodivergenti risultano particolarmente vulnerabili allo stress cronico e al burnout, soprattutto a causa del carico allostatico generato dal masking, ovvero la costante simulazione di comportamenti neurotipici in un mondo progettato per chi neurotipico è. In questo contesto, comprendere i meccanismi neurofisiologici della risposta allo stress e individuare strumenti efficaci di regolazione autonomica diventa una necessità non solo clinica, ma profondamente personale.
L'approccio AnatomYoga®
La tesina di Elena nasce esattamente da questa convergenza tra il sapere scientifico e il vissuto in prima persona. Attraverso la formazione biennale AnatomYoga®, che integra anatomia, fisiologia, neuroscienze e tradizione yogica in un approccio incarnato e percepito, l'autrice ha acquisito le competenze per decodificare la propria esperienza di neurodivergenza, stress e trauma alla luce della Teoria Polivagale di Stephen Porges. Il lavoro ripercorre con rigore l'architettura dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), i meccanismi di omeostasi e allostasi secondo il modello PNEI e la neuroanatomia del nervo vago, per poi approfondire la distinzione tra i tre circuiti del sistema nervoso autonomo: il dorso-vagale (immobilizzazione con paura), il simpatico (attacco o fuga) e il ventro-vagale (ingaggio sociale e sicurezza).
I cinque canali sensoriali
Il cuore della tesina risiede nell'esplorazione di come specifici stimoli sensoriali, utilizzati consapevolmente nella pratica yogica, possano attivare il circuito ventro-vagale e favorire la regolazione autonomica. L'autrice analizza sistematicamente cinque canali sensoriali: visivo (dṛṣṭi e chidākāśa come strumenti di interiorizzazione dell'attenzione), acustico (prosodia, frequenze favorevoli, musica e canto come attivatori del sistema ventro-vagale), olfattivo (connessione diretta tra sistema olfattivo, ritmo respiratorio e circuiti prefrontali coinvolti nelle risposte di paura), tattile (il “con-tatto” come proiezione dell'essere e il fenomeno del brain-to-brain coupling) e propriocettivo (deprogrammazione e riprogrammazione del gesto attraverso la consapevolezza posturale). Il prāṇāyāma, in particolare nella modulazione Viṣama Vṛtti con prolungamento della fase espiratoria, emerge come strumento privilegiato di attivazione parasimpatica ventro-vagale.
La sequenza multisensoriale
Il lavoro si conclude con una proposta di pratica yogica multisensoriale strutturata in dieci posizioni, che integra anusandhāna prāṇāyāma in movimento, visualizzazioni, vocalizzazioni (nādānusandhāna) e stimoli olfattivi, con l'obiettivo di guidare il praticante verso lo stato ventro-vagale attraverso l'esperienza diretta dei sensi.
Il contributo
Il contributo più significativo della tesina è la dimostrazione, sostenuta dalla letteratura neuroscientifica e dalla narrazione autobiografica, che la conoscenza dei meccanismi fisiologici sottesi alla pratica non soltanto la migliora, ma in alcuni casi la rende possibile: un principio fondante del metodo AnatomYoga®.
