Tesina biennale AnatomYoga®
Pranayama: in ascolto dell'insentito
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Capitoli
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Fonti bibliografiche
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Prāṇāyāma praticati
Il contesto
Il prāṇāyāma è il quarto degli otto aṅga descritti da Patañjali negli Yoga Sūtra, eppure resta uno degli aspetti meno esplorati nella pratica yoga contemporanea, spesso ridotto a un breve momento di raccoglimento iniziale privo di contestualizzazione fisiologica e filosofica. Federica parte da questo per costruire un lavoro che intreccia tradizione yogica, fisiologia respiratoria e biografia personale, restituendo al prāṇāyāma la sua densità di pratica trasformativa.
L'intuizione dell'“insentito”
Il testo si apre con un'intuizione linguistica: il neologismo “insentito”, mutuato dal poeta Giò Evan, diventa chiave interpretativa dell'intero percorso. L'insentito è ciò che agisce nel corpo e nella mente senza che ne abbiamo consapevolezza, ciò che la pratica respiratoria consapevole rende gradualmente percepibile. Attorno a questa idea si articola un'esplorazione che tocca il rapporto tra prāṇa e mente secondo Desikachar, il ruolo del campo elettromagnetico cardiaco nella relazione interpersonale, la struttura dei pancha maya kośa, la dialettica tra prāṇa e Apāna con la funzione purificatrice di agni, e la polarità maschile-femminile riletta attraverso le categorie tantriche di bindu e rajas.
Il nucleo fisiologico: il diaframma
Il nucleo fisiologico del lavoro è dedicato al diaframma, descritto nelle sue relazioni anatomiche con organi viscerali, muscoli posturali e plessi nervosi. Federica ricostruisce la meccanica dell'atto respiratorio, il ruolo dei muscoli inspiratori ed espiratori, e il significato dell'espirazione prolungata nell'attivazione vagale parasimpatica. I bandha vengono trattati sia nella cornice tradizionale sia nella loro valenza neurofisiologica, con attenzione ai plessi coccigeo-sacrale, solare e glosso-faringeo e al meccanismo di decongestione viscerale prodotto da Uḍḍīyāna bandha.
La pratica personale
La sezione più originale è il resoconto della pratica personale. Federica racconta di essere arrivata alla scuola AnatomYoga® in una fase di profonda anestesia emotiva, incapace di percepire sensazioni e con una capacità respiratoria limitata fin dall'infanzia. La formazione biennale, con il suo approccio fondato sull'ascolto incarnato e sulla costruzione progressiva di nuove memorie propriocettive, le ha fornito strumenti concreti: il sama Vṛtti prāṇāyāma per acquisire consapevolezza dei propri parametri respiratori; la respirazione yogica completa (pūrṇa prāṇāyāma) per mappare gli spazi toracici attraverso il contatto delle mani; il viloma prāṇāyāma per espandere la capacità inspiratoria frazionando il flusso; ujjāyī come sostegno energetico durante le āsana. Ogni tecnica viene descritta non come protocollo astratto ma come esperienza vissuta, con i limiti incontrati, le resistenze, i piccoli avanzamenti.
Il contributo
Il contributo di questa tesina risiede nella capacità di mostrare come il prāṇāyāma, quando inserito in un quadro formativo che integra anatomia funzionale, neurofisiologia e filosofia yogica, possa diventare strumento di riconnessione profonda con sé stessi. L'insentito, da concetto poetico, si trasforma in categoria esperienziale che illumina il passaggio dalla pratica meccanica alla pratica consapevole.
