Tesina biennale AnatomYoga®
Scegliere di vedere. Praticare per vedere. Imparare a vedere.
4
Modalità di pratica
9
dṛṣṭi codificati
5
āsana analizzate
Il contesto
L'apparato visivo è tra i sistemi sensoriali più complessi di cui disponiamo: la retina da sola ospita circa 75 milioni di bastoncelli e 3 milioni di coni, i neuroni dedicati alla vista superano numericamente quelli di tutti gli altri sensi messi insieme, e l'attività elettrica cerebrale legata alla funzione visiva copre circa i due terzi del totale. Eppure, nella pratica dello yoga come nella vita quotidiana, lo sguardo è spesso lasciato a sé, usato in modo automatico e inconsapevole. Questa tesina nasce dalla volontà di colmare quella distanza tra il “guardare” e il “vedere”, esplorando l'apparato visivo nella sua anatomia, nel suo funzionamento neurofisiologico e nelle sue implicazioni posturali.
L'approccio AnatomYoga®
L'autrice parte da una trattazione anatomica strutturata secondo il modello delle tre “F” appreso nella formazione AnatomYoga® (forma, funzione, funzionamento), descrivendo le tonache oculari, i fotorecettori, il nervo ottico e i muscoli extra oculari, con particolare attenzione alle relazioni tra sistema visivo, nervo trigemino, articolazione temporo-mandibolare e postura globale. Questo approccio integrato, tipico del metodo AnatomYoga®, consente di comprendere come un difetto visivo non resti confinato all'occhio ma si ripercuota lungo catene cinetiche fino a generare compensi posturali significativi.
Le codifiche yogiche dello sguardo
Sul versante della pratica, la tesina approfondisce le principali codifiche yogiche legate allo sguardo: i nove dṛṣṭi dell'Aṣṭāṅga Yoga, lo sguardo vacuo come strumento di Pratyāhāra, la tecnica di trāṭaka quale śatkarma di purificazione oculare, e chidākāśa come spazio di osservazione interiore a occhi chiusi. A questo si affiancano gli esercizi di ginnastica visiva del Dott. Bates e la serie oculare di Swami Sivananda (palming, rotazioni, inseguimento, staffetta dello sguardo, allenamento della visione periferica), inquadrati nel contesto della fisiologia muscolare e della ricerca contemporanea sull'EMDR.
Lo studio sul campo
La parte esperienziale rappresenta il nucleo più personale del lavoro. Sara ha costruito una sequenza di āsana selezionate per la loro sensibilità allo sguardo (tra cui Tāḍāsana, Utthita Trikoṇāsana, Ardha Matsyendrāsana, Vīrabhadrāsana III, Parivrtta Pārśvakoṇāsana) e l'ha praticata in quattro modalità distinte: sguardo libero, dṛṣṭi codificato, sguardo vacuo e occhi chiusi.
I risultati
Ciascuna variante ha evidenziato risposte corporee specifiche: il dṛṣṭi ha potenziato concentrazione e direzionalità del movimento; lo sguardo vacuo ha spostato l'attenzione verso il respiro e il radicamento, producendo la sensazione di una discesa energetica e di un appoggio più stabile al suolo; la pratica a occhi chiusi ha attivato compensazioni sensoriali attraverso tatto e udito, sfidando profondamente l'equilibrio.
Conclusioni
La tesina si chiude con una riflessione sulla responsabilità dello sguardo dell'insegnante nella śālā: uno sguardo che, se usato con consapevolezza e rispetto, diventa strumento di accompagnamento e non di giudizio. Un lavoro che restituisce alla vista il suo spessore di esperienza incarnata, coerentemente con il principio fondante della formazione AnatomYoga®: non solo studiare l'anatomia, ma sentirla e integrarla nella pratica.
