Il potere del respiro: esplorando i tipi di pranayama e i loro benefici

5 Aprile 2025 | Parliamo di yoga

Questo testo accademico esplora gli effetti neurofisiologici delle tecniche di respirazione yogica, note come Pranayama. Attraverso una revisione sistematica della letteratura scientifica recente, analizza come diverse pratiche respiratorie influenzino l’attività cerebrale, le funzioni cognitive e gli stati emotivi. Le evidenze raccolte suggeriscono che il Pranayama possa indurre stati meditativi, ridurre l’ansia e migliorare diverse capacità cognitive, sottolineando la crescente comprensione scientifica del legame mente-corpo mediato dalla respirazione.

Nella tradizione dello yoga, il respiro non è soltanto una funzione vitale, ma rappresenta un ponte cruciale tra corpo e mente. Gli antichi insegnamenti yogici enfatizzano infatti una profonda interconnessione tra respiro e attività mentale, caratterizzata da reciproche influenze. Recentemente, la ricerca scientifica moderna ha iniziato a esplorare e confermare questa relazione in modo approfondito.

Le tecniche di respirazione yogica (Pranayama) sono considerate pratiche meditative a sé stanti, oltre che preparatorie alla meditazione profonda. La pratica regolare di tali tecniche promuove il benessere fisico ed emotivo, favorisce una maggiore consapevolezza di sé, aumenta le capacità polmonari e cognitive, riduce la pressione arteriosa, mitiga ansia e disturbi psicosomatici, e incrementa il tono parasimpatico del sistema nervoso autonomo.

Diversi tipi di Pranayama ed effetti neurofisiologici

Le fonti esaminate descrivono numerose tecniche di respirazione yogica, ciascuna con specifici effetti neurofisiologici. È importante notare che, sebbene alcune tecniche siano chiaramente classificate sotto il termine “Pranayama”, altre pratiche, come gli esercizi di respirazione profonda o le meditazioni basate sull’attenzione al respiro, rientrano nella più ampia categoria delle Tecniche di Respirazione Yogica, con caratteristiche e risultati talvolta sovrapponibili.

  • Bhramari Pranayama:
    Studi hanno dimostrato che, oltre a generare una sensazione soggettiva di pace, questa tecnica migliora l’inibizione delle risposte motorie impulsive, indicando una maggiore flessibilità del controllo cognitivo.
  • Mukha Bhastrika:
    Una ricerca condotta su adolescenti con disabilità intellettiva ha rivelato che produce una riduzione immediata sia nei tempi di reazione visiva sia in quelli uditivi, suggerendo un miglioramento delle prestazioni sensorimotorie.
  • Susoku Meditation:
    Uno studio ha dimostrato che i partecipanti che praticavano la meditazione Susoku sviluppavano una migliore capacità nel risolvere problemi precedentemente irrisolti che richiedevano una visione d’insieme, rispetto al gruppo di controllo. Questo risultato suggerisce che uno stato di consapevolezza vigile, più che il semplice rilassamento, può favorire una visione più ampia e integrata della realtà circostante.
  • Sukha Pranayama:
    Uno studio condotto su pazienti in attesa di angiografia coronarica ha evidenziato che i livelli di ansia diminuivano significativamente di più nel gruppo che praticava Sukha Pranayama rispetto al gruppo di controllo.
  • Focused Breathing Strategy (FBS) vs. Focused Distraction Strategy (FDS):
    La strategia focalizzata sulla respirazione (Focused Breathing Strategy – FBS), rispetto alla strategia basata sulla distrazione (Focused Distraction Strategy – FDS), si è rivelata generalmente più efficace nel ridurre il mind wandering (la divagazione della mente) e le intrusioni di pensieri indesiderati.
  • Attention to Breath (ATB):
    Analogamente alla strategia FBS, studi hanno dimostrato che la pratica di ATB riduce l’attivazione dell’amigdala (area cerebrale coinvolta nell’elaborazione delle emozioni negative) e aumenta l’integrazione funzionale tra l’amigdala e la corteccia prefrontale durante l’esperienza di emozioni spiacevoli.
  • Kapalabhati (KB):
    Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, uno studio ha rilevato che la pratica di Kapalabhati non migliora le capacità motorie neurocognitive e potrebbe interferire con la capacità di riflessione in compiti che richiedono flessibilità mentale.
  • Bhastrika Pranayama:
    Studi mostrano che durante la fase dinamica del Bhastrika aumentano frequenza cardiaca e pressione sanguigna, mentre si riducono i livelli di CO₂, causando temporanea vasocostrizione cerebrale. Nella fase finale (Antar-Kumbhaka, ritenzione dopo l’inspirazione), i livelli di CO₂ aumentano, favorendo vasodilatazione e incremento del flusso sanguigno cerebrale.
  • Bahir-Kumbhaka Pranayama:
    Questa pratica di ritenzione del respiro dopo l’espirazione ha dimostrato di aumentare l’attività parasimpatica del sistema nervoso autonomo, diversamente da Kapalabhati che invece stimola prevalentemente l’attività simpatica.
  • Respirazione Profonda:
    Semplici esercizi di respirazione lenta e controllata sono noti per calmare la mente e vengono clinicamente utilizzati per ridurre l’arousal eccessivo (iperattivazione del sistema neurovegetativo). In particolare, la respirazione nasale profonda genera oscillazioni sincronizzate nell’attività del potenziale di campo locale della corteccia piriforme, dell’amigdala e dell’ippocampo negli esseri umani. Questo effetto non si verifica nella respirazione orale, che è invece associata a disturbi del sonno e a sintomi simili all’ADHD. Inoltre, la respirazione profonda può ridurre l’ansia e migliorare le prestazioni cognitive nei bambini, risultando un efficace strumento di autoregolazione.
  • Respirazione a narice alternata o singola
    La respirazione attraverso una sola narice è stata studiata per i suoi effetti sull’attività cerebrale. È stato ipotizzato che l’asimmetria nel flusso d’aria nasale possa essere associata a un’asimmetria nell’attività dei due emisferi cerebrali. Uno studio ha esaminato in particolare gli effetti della respirazione unilaterale destra (chiudendo la narice sinistra ed effettuando espirazioni della durata doppia rispetto alle inspirazioni) su individui post-ictus. La ricerca ha evidenziato miglioramenti significativi in alcuni stati di ansia e nelle capacità linguistiche dopo un periodo iniziale di pratica guidata. Tuttavia, alcuni di questi benefici non sono risultati mantenuti in modo significativo dopo un periodo successivo di pratica autonoma, suggerendo l’importanza di una supervisione prolungata nella pratica di questa tecnica.

Considerazioni finali

Questa panoramica mette in evidenza la grande varietà delle tecniche di Pranayama, insieme alla diversità dei loro effetti neurofisiologici e comportamentali. Dalla calma profonda indotta dal Bhramari Pranayama, al possibile miglioramento delle prestazioni sensorimotorie offerto dal Mukha Bhastrika, fino alla significativa riduzione dell’ansia ottenibile con il Sukha Pranayama e alla modulazione dell’attività cerebrale attraverso la respirazione a narice singola, le tecniche di respirazione yogica rappresentano un ampio e prezioso insieme di strumenti capaci di influenzare positivamente mente e corpo.

È importante sottolineare che diverse scuole e tradizioni yogiche possono proporre definizioni e modalità leggermente differenti delle medesime tecniche. Per questa ragione, soprattutto in contesti scientifici, è consigliabile utilizzare l’espressione più ampia di Tecniche di Respirazione Yogica (Yogic Breathing Techniques), fornendo sempre descrizioni chiare, dettagliate e coerenti delle metodologie applicate.

La ricerca scientifica continua ad approfondire i meccanismi attraverso i quali queste antiche pratiche influenzano il sistema nervoso. Studi futuri basati su metodologie rigorose e focalizzati specificamente su singole tecniche saranno essenziali per comprendere appieno il potenziale del Pranayama e delle YBT nel promuovere salute e benessere.

Infine, integrare la consapevolezza respiratoria e le diverse tecniche di Pranayama nella tua pratica può offrire benefici profondi, arricchendo ulteriormente la connessione con il tuo corpo e la tua mente. Ricorda sempre di praticare con attenzione, consapevolezza e, quando necessario, sotto la guida di un insegnante esperto.

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