Insegno yoga da tanti anni e vorrei condividere una riflessione che mi è venuta di getto, su come conduco una pratica yoga.
Ogni volta che entro in sala, il mio primo gesto è osservare. Guardo i praticanti, cerco i loro sguardi, analizzo la postura, il modo in cui si relazionano allo spazio e al proprio corpo. In quel breve istante inizio a percepire le loro esigenze, fisiche ed emotive.
Porto con me un’idea di pratica, una direzione pensata a priori. Ma il più delle volte è la qualità della presenza in sala a guidare davvero la lezione. È la lettura del momento a prevalere sulla struttura, e questo approccio si è consolidato negli anni in modo del tutto naturale. È così che scelgo di condurre una pratica di Yoga: partendo dall’ascolto, non dall’imposizione di uno schema.
Il mio interesse si concentra sul dettaglio che abita l’Asana, non sulla forma dell’Asana in sé. Ogni risposta, ogni comprensione, nasce dal vissuto interno della posizione. Non è la linea estetica o la “perfezione” formale a determinare il valore della pratica, ma il contenuto percettivo, il significato esperienziale che emerge quando corpo, respiro e intenzione si incontrano.
Integrare elementi anatomici, fisiologici, emozionali e sottili all’interno di un’Asana – anche quando la forma esterna non corrisponde a quella codificata – è, a mio avviso, la sostanza stessa dello Yoga.
Ascoltare, percepire, comprendere e integrare sono i pilastri su cui costruisco ogni percorso. Credo fermamente che in questi processi risieda l’essenza autentica della pratica.
Mi considero fortunato a poter lavorare con un gruppo di praticanti che si affidano, che sentono, che accolgono ciò che propongo. Sono loro la mia forza, la mia ispirazione costante. È grazie a loro che posso permettermi di essere presente, attento, a volte anche esigente. Ma so che comprendono il perché. Per questo, la mia richiesta di rigore non viene percepita come imposizione, ma come orientamento. Una direzione chiara, una guida condivisa.
Che dire….grazie, grazie per essere il mio Maestro, il mio Guru, la mia fonte di ispirazione. Solo grazie al tuo insegnamento posso dire che pratico Yoga, lo sento, non vedo più solo l’Asana, vedo un corpo che cambia, che si muove grazie al respiro…una cosa splendida, nuova, la sento così forte da volerla spiegare a chi non conosce questa disciplina o la pratica in modo sbagliato come noi ben sappiamo. Questo articolo è molto bello….l’allievo diventa Guru di se stesso, il maestro più importante perchè è sempre con lui….quando lo si arriva a capire e sentire, la pratica si fortifica.
Grazie…grazie Maestro.
Grazie Sonia del commento e grazie ancora di più per la fiducia che mi dai.
namaste
Grazie Maestro…. bellissimo il tuo “sentire”.
Sentire e realizzare attraverso le “risonanze” che ricevi.
Sentire un interesse spontaneo per i tuoi allievi.
Lo Yoga che tu fai è anche relazione, empatia, comunicazione. E’ dare un significato che conferisce ricchezza allo scambio. Ricchezza che volendo, reciprocamente portiamo tutti a casa, nessuno escluso!!
Mi unisco a Sonia nel dire che la costanza nella pratica crea un sentire nel corpo che portiamo a casa anche dopo la lezione e ci accompagna ovunque noi desideriamo percepirlo!
GRAZIA, GRAZIE, GRAZIE!!
NAMASTE’!
Grazie Giusy del tuo commento e grazie per la fiducia. Namaste
Non ti conosco, sono capitata per la prima volta in questo blog, ma trovo splendido quel che dici riguardo alla tua pratica di insegnamento dello Yoga. Non proporre una lezione preconfezionata ma far “vincere le sensazioni” del momento cogliendo l’energia del gruppo è un atto di accoglienza ed umiltà da parte di chi insegna. Il flusso che parte dall’insegnante, dev’essere morbido e ricettivo, se fosse rigido ed esclusivo non saremmo nello Yoga. Grazie. Namaste
Grazie Anna del tuo commento e grazie per aver colto il senso del mio “insegnare” Yoga. Namaste
La vera essenza e’ la tua forte presenza in sala, e’ quella capacità di trasmettere la propria passione e condividere la grande conoscenza, allo scopo di fornire gli strumenti utili per riuscire a superare le barriere fisiche e mentali che ci limitano nei ns schemi quotidiani. Quindi viva la libertà e soprattutto viva Gaetano :-)))
Grazie Barbara, è grazie a voi che riesco ad essere quello che sono, senza sarei nulla.
namaste